Liberati dall’attaccamento

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Autore del post: Mark Johnson

Per realizzare la suprema qualità dell’uomo e della donna nobili, la suprema virtù del guerriero della mente, l’accettazione, l’azione principale deve essere quella di liberarsi dall’attaccamento.
L’attaccamento, secondo il buddismo, è l’origine della sofferenza, e la liberazione dall’attaccamento è uno dei più originari insegnamenti di Buddha Sakyamuni, il fondatore della dottrina buddista.
L’attaccamento a qualsiasi pensiero, sensazione, oggetto, persona o qualsiasi altra cosa conduce a sofferenze inutili. Perché a qualunque cosa ci attacchiamo, finiamo per dipendere da essa, e da quella dipendenza nasce il desiderio, e dal desiderio la paura. Desiderio di avere ancora e ancora quella cosa, di averla per sempre, di averne sempre di più, e paura di perdere quella cosa.
La felicità non può dipendere dalle cose. Non può dipendere alle cose materiali – gli oggetti che si possiedono, lo status sociale che si raggiunge, il conto in banca, le auto che si comprano, i vestiti che si indossano – ma non può dipendere nemmeno dalle cose immateriali: il piacere sessuale e in genere il godimento dei sensi, l’amore di un’altra persona, l’affetto per i figli, l’assenza di preoccupazioni e di problemi, perfino la devozione verso Dio e la preghiera. Qualsiasi cosa, quando diventa oggetto di attaccamento, diventa fonte di sofferenza. E di sconfitta.
Così accade infatti anche nella via della spada, come insegna il maestro Takuan Sōhō nell’opera La testimonianza segreta della saggezza immutabile.

“Il termine ‘ignoranza’ indica l’assenza dell’illuminazione, l’oscurità. È come dire inganno, errore, illusione.
Luogo di stallo è quello in cui la mente si ferma.
Nella pratica del buddismo si dice vi siano cinquantadue stadi e, tra l’uno e l’altro di questi, il luogo in cui la mente si ferma viene detto ‘luogo di stallo’.
La mente si ferma quando è trattenuta da un oggetto, un’azione, una riflessione, una preoccupazione di qualsiasi natura.
Nell’arte della spada fermarsi significa, per esempio, osservare la spada in movimento mentre sta per colpire. La mente, fissa, si preoccupa della spada in sé, e non permette ai movimenti dello spadaccino di essere liberi e completi. In quel medesimo istante l’avversario ha la meglio.
Occorre fare in modo che la mente non venga trattenuta dalla visione della spada che si muove per colpire. Occorre, altresì, entrare in sintonia con il ritmo della spada che avanza.
Se non si pensa che si è in procinto di colpire, se non si permette che nascano pregiudizi o riflessioni, se, nell’istante preciso in cui si vede la spada che oscilla, questa visione non invaderà totalmente la mente, si potrà intervenire nell’azione dell’avversario stappandogli la spada. Ci si potrà impossessare dell’arma che stava per ferirci rendendola, all’opposto, strumento del ferimento dell’avversario.
Se ci si pone davanti all’avversario, la mente sarà totalmente assorbita da questi. La mente non dovrebbe mai essere rinchiusa in noi stessi.
La mente può essere occupata dalla spada altrui o dalla propria, può concentrarsi sul ritmo della disputa, può soffermarsi sulla visione di un attimo; la mente può essere fatturata da un ‘luogo’ qualunque, ma in questo modo diviene simile a un guscio vuoto. Ciascuno, di certo, ha avuto talvolta esperienza di ciò.
Nel buddismo si definisce ‘infermità’ il fermarsi della mente in condizione di stallo. Ecco perché diciamo ‘L’infermità [che consiste] nel permanere dell’ignoranza’.”

La nostra mente viene condotta all’erronea quando ritiene di credere che il successo, come la realizzazione, nasca da un risultato particolare. Quando si attacca a un successo, così come quando di attacca all’insuccesso, è come lo spadaccino che si fissa sulla spada in movimento, verrà ferita e soffrirà.
La mente deve sempre restare il più possibile distaccata: questo è il vero segreto del guerriero, e del saggio.


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