L'avidità porta malattia

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E ora voglio illustrarvi due condizioni che probabilmente stanno facendo crescere la malattia in questo paese più di ogni altra singola causa. Sono i grandi errori della nostra civilizzazione: sto parlando dell’avidità e dell’idolatria.
La malattia, come sappiamo, ci viene inviata come una correzione. Noi stessi la portiamo interamente su di noi: essa è il risultato del nostro errato modo di agire e pensare. Solo noi possiamo correggere i nostri errori e vivere in armonia con il Piano Divino, e quando lo facciamo, la malattia non può più assalirci.
In questa nostra civilizzazione, l’avidità domina su tutto. C’è avidità per la ricchezza, per il rango, per la posizione, per gli onori mondani, per il comfort, per la popolarità. Tuttavia non di queste forme di avidità si dovrebbe parlare, perché tutte queste sono in fin dei conti innocue rispetto alla peggiore di tutte: l’avidità di possedere un’altra persona.
In realtà, questa avidità è così abituale e comune tra di noi che quasi la consideriamo come qualcosa di normale e perfino di corretto. Ciò però non mitiga il suo male, perché desiderare di possedere o influenzare un altro individuo o un’altra personalità significa letteralmente usurpare il potere del nostro Creatore.
Di quante persone che conoscete potete dire che sono libere? Quante lo sono tra i vostri amici e parenti? Quante sono le persone che non sono legate o influenzate o controllate da qualche altro essere umano? Quante sono le persone che potrebbero affermare, giorno dopo giorno, mese dopo mese, anno dopo anno: “Io obbedisco soltanto ai dettami della mia anima, e sono totalmente impermeabile e irremovibile dall’influenza degli altri?”.
E nonostante ciò, ognuno di noi è un’Anima libera, ed è responsabile sempre e solo davanti a Dio per le proprie azioni e perfino per i propri pensieri.
La più grande lezione della vita è imparare la libertà. Libertà dalle circostanze, dall’ambiente in cui viviamo, dalle altre personalità, e soprattutto libertà da noi stessi, perché fino a quando non saremo liberi non saremo capaci completamente di donare e di servire gli altri nostri fratelli.
Quando proviamo pena per una malattia o per una sofferenza, quando siamo circondati da parenti o da amici che ci irritano, quando dobbiamo vivere fra le persone che ci controllano e impongono su di noi la loro legge, che interferiscono con i nostri piani e ostacolano la nostra evoluzione, ricordate che tutto questo è il frutto del nostro modo di agire: significa che è rimasta dentro di noi ancora una traccia che ostacola la libertà di qualcuno, oppure che ci manca ancora il coraggio di reclamare la nostra individualità, che è il nostro diritto di nascita.
Quando noi stessi avremo dato completa libertà a tutto quello che ci circonda, quando non desidereremo più legare qualcun altro a noi e limitarlo, quando non avremo più alcun tipo di aspettativa da nessuno, quando il nostro unico pensiero sarà quello di dare, dare soltanto per dare e non per ricevere qualcosa in cambio, allora in quel momento scopriremo di essere liberi da tutto il mondo. I nostri legami si scioglieranno da noi, le nostre catene si spezzeranno: e per la prima volta nelle nostre vite conosceremo la squisita gioia della perfetta libertà. Saremo liberi da ogni costrizione umana, volenterosi e gioiosi servitori unicamente del nostro Sé Superiore.
Così grandemente si è sviluppato in Occidente il potere di possesso che è diventata necessaria una grande malattia prima che le persone riconoscano l’errore e correggano le loro vite; e in proporzione all’acutezza, all’intensità o al tipo di dominio che si esercita su un altro, noi dobbiamo soffrire così a lungo fino a quando continuiamo a usurpare un potere che non appartiene all’uomo.
L’assoluta libertà è il nostro diritto di nascita, e noi possiamo ottenerla solo quando concediamo quella stessa libertà a ogni Anima vivente che entra nella nostra vita. Perché la verità è che tutti noi raccogliamo ciò che seminiamo e, in verità, “con la misura con la quale misureremo saremo misurati”.
Esattamente come noi ostacoliamo un’altra vita, che sia essa giovane o anziana, allo stesso modo tutto si rivolterà contro di noi. Se noi limitiamo le attività degli altri, potremmo trovare i nostri corpi limitati da rigidità; se, in aggiunta, causiamo agli altri dolore e sofferenza, dobbiamo essere preparati a subire lo stesso trattamento, fino a quando non avremo fatto ammenda. E non c’è malattia, quantunque severa, che non si presenti per fermare le nostre azioni errate e cambiare le nostre vite.
A coloro tra voi che soffrono a causa di un’altra persona, dico di farsi coraggio: significa che avete raggiunto quel livello di avanzamento nella vostra vita in cui riuscite a riconoscere il problema e poter conquistare la vostra libertà; significa che il dolore e la sofferenza che state sopportando vi stanno insegnando come correggere il vostro errore, e non appena avrete compreso qual è il vostro errore e lo avrete corretto, ogni problema scomparirà.
Il modo per iniziare a compiere questo lavoro è praticare una squisita gentilezza: mai con il pensiero, la parola o l’azione dovete ferire un’altra persona. Ricordate che tutte le persone stanno come voi faticando per ottenere la loro salvezza; stanno viaggiando nella vita per imparare quelle lezioni che gli permetteranno di raggiungere la perfezione della loro Anima; e lo stanno facendo per se stesse. Ricordate che devono vivere le loro personali esperienze: ricevere beneficio dalle loro esperienze, apprendere le trappole del mondo e, con il loro personale sforzo, trovare la via che li guida fino alla cima della montagna. Ciò che ci è dato in massimo grado di fare, quando possediamo anche la più piccola conoscenza ed esperienza rispetto a un nostro più giovane fratello, è, con estrema gentilezza, guidarlo. Se gli altri ascolteranno, molto bene; se non lo faranno, dobbiamo con pazienza attendere fino a quando non matureranno un’esperienza sufficiente che gli insegnerà il loro errore, e allora essi, forse, torneranno da noi.
Dobbiamo sforzarci di essere così gentili, così quieti, così pazientemente d’aiuto da muoverci tra i nostri fratelli come un alito di vento o un raggio di sole: sempre pronti ad aiutarli quando chiedono, ma mai forzandoli ai nostri punti di vista.



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