Il Prototipo Spirituale (prima parte)

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Autore del post: Simone Bedetti

C’è una tecnica mentale ideata da una grande maestra del Nuovo Pensiero, Genevieve Behrend, che vorrei suggerirti di utilizzare ogni volta che ti accorgi di essere preda del dominio della tua “mente primitiva”.
Lo utilizzo spesso quando lavoro con le persone che cercano di capire qual è la loro strada realizzativa, il percorso che le conduca a trovare il senso spirituale delle cose che fanno o delle scelte che intendono compiere.

SEQUESTRI EMOZIONALI

Il Prototipo Spirituale mi è tornato in mente l’altro giorno mentre assistevo a un litigio tra una donna e un uomo. Non ho mai capito perché, quando si discute, si tende sempre a urlare più forte dell’altro. L’antropologo Gregory Bateson chiamava questo processo “schismogenesi”. Si tratta in sostanza dell’escalation che avviene durante l’interazione dialettica tra due persone con posizioni contrapposte. La persona A sostiene l’affermazione A come vera; la persona B nega l’affermazione A affermando l’affermazione B come vera; la persona A alza il livello negando in toni più accesi l’affermazione B e riaffermando l’affermazione A; la persona B contrasta l’affermazione A con toni ancora più accesi; a questo punto succede una cosa inevitabile: se il conflitto inizialmente era determinato da idee, opinioni, contenuti differenti, via via che il processo di schismogenesi aumenta il conflitto verte sempre meno sulle idee, le opinioni, i contenuti iniziali e sempre più sulle due persone stesse in conflitto; si trasforma in una lotta bruta che se non viene interrotta o da una delle due persone – che si rende conto della follia in cui si sta precipitando – o da un qualche intervento esterno porta a situazioni distruttive.
Proprio questo è capitato l’altro giorno: sono rimasto ad ascoltare il litigio e non ho capito quale fosse il problema, riuscivo a sentire soltanto le urla. Urla sempre più forti, in una sorta di delirante sinfonia horror.
Quello che avviene in queste dinamiche “schismogenetiche” lo spiega bene l’intelligenza emotiva: si tratta del “sequestro emozionale”. In queste situazioni veniamo letteralmente “sequestrati” dalle nostre emozioni primitive: rabbia, aggressività, ferocia, paura, meccanismo “lotta-o-fuggi”… veramente non siamo più noi stessi.
Mi ricordo una volta che mi sono messo a urlare contro una signora per un parcheggio in un garage pubblico: anche lei ha iniziato a urlarmi contro. Siamo andati avanti per un minuto buono (un minuto è un tempo molto lungo se lo passi urlando e insultando), poi mentre scendevo in garage mi sono reso conto di tutte le offese, gli insulti che avevo lanciato e mi sono detto: “Ma tu sei completamente idiota!”. Mi sono vergognato di me stesso. Allora ho parcheggiato, sono sceso e sono andato incontro a quella signora profondendomi in mille scuse. La cosa incredibile è stata che anche lei mi stava venendo incontro per chiedermi scusa a sua volta! Ci siamo abbracciati e ci siamo chiesti com’era stato possibile che due persone civilizzate avessero potuto comportarsi in un modo così delirante. Eravamo noi ma allo stesso tempo non eravamo noi. Oltre che schismogenetico si tratta di un vero e proprio processo schizofrenico!

DALLA PANCIA ALLA TESTA

Ecco perché mi è venuto in mente il Prototipo Spirituale.
In tutte le situazioni di conflitto o contrapposizione – che sono inevitabili sul piano oggettivo della nostra realtà, poiché è un piano fatto di individui separati – tendiamo a essere sequestrati dalla nostra mente primitiva, che ha sede nel cervello limbico, nelle zone più profonde della corteccia cerebrale, le zone per così dire ancora fisicamente, biologicamente radicate nel nostro passato evolutivo rettile e mammifero (le neuroscienze parlano proprio di cervello rettiliano e cervello mammifero). Sono tutte quelle reazioni che chiamiamo “di pancia”, espressione che identifica in modo efficace quella specie di “reazione intestinale”, direi anzi “escrementale” associata a questo tipo di comportamento, che non a caso ha sempre a che fare con le zone più “basse” della nostra esperienza emotiva e della nostra interazione sociale: rabbia, insulti, parolacce, disprezzo, urla, intolleranza, violenza verbale e fisica…
In fondo possiamo dire che noi proveniamo dalla pancia. Molte teorie evolutive sostengono peraltro che prima del cervello sviluppato nella testa, si è sviluppato un cervello primordiale proprio nella “pancia”: il primo cervello che si è sviluppato è stato proprio tutto il sistema di elaborazione e scarto degli alimenti, il “cervello intestinale”. Perciò è logico che si trovi proprio lì, anche simbolicamente, tutto ciò che di “basso” o “primitivo” possiamo esprimere.
Ma se seguiamo questa idea troviamo che tutto quello che ha a che fare con ciò che chiamiamo “civiltà” è stato procedere verso l’alto. L’evoluzione di homo sapiens è stata all’insegna dell’“andare in alto”: il distacco decisivo dai nostri progenitori animali l’ha giocato l’encefalizzazione, lo sviluppo del cervello in alto, nel cranio, il quale ha permesso il bipedismo: da quadrupede, attaccato a terra, la specie umana è diventata bipede, si è “eretta in alto”. E questo ha permesso, ci dicono gli evoluzionisti, lo sviluppo delle abilità strumentali manuali che ha dato un fortissimo impulso all’evoluzione umana.
La storia della civiltà umana è costellata di esempi di “evoluzione in alto”: le piramidi egizie e maya, gli ziggurat sumero-babilonesi (ispiratori della Torre di Babele biblica) fino alle cattedrali, ai castelli medievali e ai moderni grattacieli; gli obelischi sono un inno al Sole; il Valhalla, dove abitano le anime degli eroi norreni, è un palazzo; il Tempio del Cielo a Pechino è un meraviglioso, armonioso schiudersi di colori che dalla terra salgono al cielo.
Simboli, riti, immaginari seguono questa stessa direzione. Il percorso della Kundalini, il serpente di energia dello yoga, procede dal basso verso l’altro, dai chakra di terra e acqua (muladhara e svasisthana) ai chakra ajina (Terzo Occhio) e Sahasrara, il chakra della Corona, che sta sopra la testa. La trasmutazione alchemica procede sempre dal basso verso l’alto, dagli elementi “rozzi” all’oro.
I percorsi iniziatici sono costellati di “salite sui monti”; L’Olimpo degli dei greci è un monte; Mosè sale sul monte per ricevere le Leggi di Dio; la Trasfigurazione di Gesù è un inno mistico all’idea stessa di ascensione, rivelata come perfetta purezza spirituale. E nel cielo, “scrutando il cielo”, cerchiamo sempre un segno che ci illumini dall’alto e ci dia speranza per il futuro.
Da questa prospettiva sembra davvero allora che, guardando noi stessi, ci troviamo di fronte a due “corpi”, come diceva San Paolo, un corpo carnale e un corpo spirituale.

Si semina corruttibile e risorge incorruttibile; si semina ignobile e risorge glorioso, si semina debole e risorge pieno di forza; si semina un corpo animale, risorge un corpo spirituale. Se c’è un corpo animale, vi è anche un corpo spirituale, poiché sta scritto che il primo uomo, Adamo, divenne un essere vivente, ma l’ultimo Adamo divenne spirito datore di vita. Non vi fu prima il corpo spirituale, ma quello animale, e poi lo spirituale. Il primo uomo tratto dalla terra è di terra, il secondo uomo viene dal cielo. Quale è l’uomo fatto di terra, così sono quelli di terra; ma quale il celeste, così anche i celesti. E come abbiamo portato l’immagine dell’uomo di terra, così porteremo l’immagine dell’uomo celeste. (1 Corinzi, 40-49)

San Paolo ci dice una cosa molto precisa: “Si semina corruttibile e risorge incorruttibile”. Nei termini qui usati possiamo tradurlo in “si nasce nella pancia e si rinasce nella testa”. C’è un magnifico movimento di ascensione, che dal basso ci porta verso l’alto, che dalla nostra eredità passata (dalla vita radicata nel subconscio) ci guida alla nostra realizzazione futura (alla vita creata nel superconscio). Chi guida questo processo? La nostra consapevolezza stessa, la nostra mente conscia: quando decidiamo di ribellarci alla “dittatura della pancia” iniziamo a rompere le catene che ci inchiodano al passato, e quando decidiamo di iniziare a usare la testa ecco che prendiamo le redini della nostra vita e la poniamo sotto le nostre migliori abilità e qualità.

(1 – CONTINUA)


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